
Le tre stimmate di Palmer Eldritch
Philip K. Dick
Fanucci
280 pag., 13 euro
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Cosa cazzo si può scrivere su un libro così?
È stata più o meno questa la prima cosa che ho pensato quando mi sono deciso a scrivere questo post.
E quindi ho deciso di rileggere il romanzo una seconda volta, seguendo il consiglio di Giuseppe Di Costanzo nell’ottima postfazione, che poggia su una preparazione filosofica (e dickiana) infinitamente superiore alla mia.
Comunque, ho riletto Le tre stimmate di Palmer Eldritch, e in effetti questo mi ha aiutato parecchio a districarmi tra l’infinità di suggestioni che il romanzo contiene.
La polverizzazione dei punti fermi è una delle cifre stilistiche di Dick, così come la mancanza di risposte risolutive.
Ogni svelamento, ogni conquista nella conoscenza non è mai definitiva, esposta com’è allo sconvolgimento successivo, che a sua volta lo è a quello successivo, che a sua volta…
Riuscire a raccontare, anche solo in bozza e senza spoilerare nulla, la trama de Le tre stimmate è dannatamente difficile, così come potrebbe esserlo spiegare a chi non lo abbia visto eXistenz di Conenberg, Il seme della follia di Carpenter, L’esercito delle 12 scimmie di Gilliam, e via dicendo.
Ci provo.
Siamo in quello che di fatto è il nostro futuro prossimo, gli anni ’10 del 21° secolo. L’umanità è divisa tra chi ancora vive sulla terra, pianeta delle origini che si sta surriscaldando rendendo la vita un inferno, e quelli che sono stati trasferiti su altri pianeti, avamposti di una colonizzazione resa inevitabile dai mutamenti climatici terrestri. L’ultimo di questi nuovi mondi è Marte, la cui colonizzazione è solo agli inizi.
Se la vita sulla terra nonostante tutto mantiene gran parte delle sue caratteristiche, quella sul pianeta rosso deve fare i conti con un ambiente inospitale, e con condizioni di vita misere, soprattutto dal punto di vista sociale.
Costretti a vivere in tuguri, microsocietà indipendenti e dalle scarse interazioni, i coloni marziani trovano una via di fuga nell’interazione tra due pupazzi, chiamati Perky Pat e Walt, e una droga denominata Can-D. La sostanza, assunta in gruppo e non a caso divenuta una sorta di nuova eucarestia, fonde le coscienze dei partecipanti, trasferendo quelle degli uomini in Walt e quelle delle donne in Pat. Il mondo illusorio della Barbie marziana è dorato, fatto di benessere e di comodità tipicamente terrestri. Più il plastico per le bambole che si possiede è dettagliato, più l’esperienza è soddisfacente.
L’egemonia della Plastici P. P., azienda che produce le bambole pluriaccesoriate, ma anche, illegalmente, il Can-D, viene messa in discussione dal ritorno del miliardario Palmer Eldritch, e dalla sostanza che questi riporta con sé dopo un lungo vagabondaggio interplanetario, denominata Chew-Z.
I suoi effetti sono più potenti di quelli del Can-D, e non hanno alcun bisogno di feticci per attivarsi. Quello che sembra solo un duello per la conquista del mercato nasconde però molto di più. Se ne accorgono ben presto Leo Bulero, presidente della Plastici P. P., e Barney Mayerson, punta di diamante della ditta nell’ambito del marketing grazie ai suoi poteri precognitivi.
L’assunzione di Chew-Z apre ad entrambi un universo fagocitante, su cui si staglia l’ombra minacciosa di Eldritch, la cui identità è mutevole tanto quanto le percezioni di chi utilizza la sostanza.
Chi è davvero Palmer Eldritch?
Uomo, macchina, alieno, divinità maligna?
I mondi in cui si avventura il consumatore di Chew-Z sono solo fantasie di una mente drogata, o universi in contatto con quello che chiamiamo realtà?
A complicare ulteriormente le cose, la persistenza degli effetti allucinatori, che protrae il viaggio (definito traslazione) anche molto tempo dopo l’assunzione, mescolando realtà, flashback e flashforward in un groviglio inestricabile.
Non pensiate che questa indeterminatezza venga chiarita nel finale, o rimarrete delusi.
Il vostro viaggio dentro Le tre stimmate di Palmer Eldritch sarà simile a quello dei personaggi in preda al Chew-Z, e come loro, siete destinati a portare i segni dell’assunzione.
Nonostante uno stile di scrittura non eccelso, il romanzo ha una forza visionaria come pochi altri, in cui l’assuefazione è solo un’altra faccia del misticismo, il miraggio una realtà potenziata.
Il confine tra realtà e illusione, il discrimine tra un bad trip e un’epifania è spesso molto labile, e questo Dick (la cui passione per le sostanze picotrope non era certo un mistero) sembrava saperlo molto bene.
Bon voyage.
La citazione:
Dio promette la vita eterna. Io posso fare di meglio: posso metterla in commercio.
(Palmer Eldritch)
(…) una volta che entri in uno di quei mondi, non puoi saltarne fuori; ti rimane addosso, anche se pensi di essertene liberato. E’ una porta a senso unico, e per quel che ne so io ci sono ancora dentro adesso.
(Barney Mayerson)
Voto:
5 su 5
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