Archivia per Ottobre 2007

Ipse dixit: Woody Allen

“Non tutto a questo mondo è sinistro.
Abbastanza tutto.”

da “Scoop”

Il vizio bianco dell’Occidente

Dopo le tracce di cocaina nell’aria delle città e nel Po, dopo quelle sulle banconote, un’altra spia del fatto che l’Occidente si sta pippando il cervello.
Boom delle rinoplastiche per i cocainomani.
Alla faccia delle leggende sul naso foderato d’oro di Gianni Agnelli…

La notizia completa qui.

Ipse dixit: Dino Risi

D: “Definisci il cinema…”
R: “Un uomo con la pistola e una donna nuda…”

Intervistato nella puntata di ieri de Le Iene, alla veneranda età di 92 anni.
Un grandissimo.

Intoccabili

Ecco il diktat del Segretario di Stato della Santa Sede Tarcisio Bertone.
Evidentemente il Vaticano non riconosce la libertà di stampa…

Vince Bates & Norman Vaughn

Ieri sera accendo Rete 4 e in quell’istante finiscono i titoli di testa di un film.
Riconosco la musica, ma qualcosa non quadra.
È Psycho, ma è a colori.
Si tratta del remake del capolavoro di Hitchcock, diretto da Gus Van Sant. Anne Heche fa Marion Crane, i soldi fanno il Mc Guffin, e io rimango a guardare. Ovviamente aspettando di vedere che faccia ha il Norman Bates a colori.
E quando sbuca nel bel mezzo del temporale, beh…
Già mi fa un certo effetto vedere Aragorn nella parte di Sam Loomis, ma che Norman abbia la faccia di Vince Vaughn, quella che fino a ieri mi ha fatto pisciare addosso dal ridere, questo proprio non me l’aspettavo.
Eppure…
La faccia guascona da frat pack è scomparsa, per lasciar posto a un’ottimo Norman. Credibile, che per un attore credo sia il massimo complimento.
D’accordo che Psycho è sempre Psycho, e che con quella colonna sonora farebbe paura anche un uccellino impagliato.
Ma la prossima volta che vedrò un film del frat pack, un pochino ci penserò al fatto che dentro a quel vitellone di Vince Vaughn c’è sepolto un pezzetto di Norman Bates.

(zan-zan zazzan)

“La fiera dei serpenti” di Harry Crews

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I fan dei Simpson ricorderanno la puntata sulla Festa delle Mazzate, in cui Springfield per un giorno di dedica alla caccia dei serpenti.
Sostituite Springfield con Mystic, Georgia.
Dimenticate il lieto fine con Barry White.
Aggiungete litri di whiskey scadente (“ammazzato con la birra”, tanto per gradire), una provincia americana violenta e bifolca, e ancora siete lontani dall’angoscia in cui Harry Crews vi trascina in questo romanzo breve (218 pagine, ma scritte in corpo a prova di talpa).
Umanità desolata e desolante, priva di uno scopo e intrappolata in una cittadina che si trova in Georgia ma potrebbe benissimo essere nel Texas del passato di Jim Thompson o in quello più recente di Lansdale, e in cui nulla è confortante o edificante.
Non i rapporti familiari, sacrificati alla più bieca violenza domestica, non il sesso, sempre accompagnato da un alone sporco. Un viaggio allucinato fino all’epilogo finale, in cui il sangue scorre a fiumi (e non solo quello dei serpenti).
Lo stile è abbastanza asciutto, il linguaggio scurrile, molti passaggi sono decisamente sconsigliati ai deboli di stomaco.
E vivamente raccomandati per chi ama i viaggi a fari spenti nelle regioni più buie dell’animo umano.

Voto: 3,5 su 5

(coming soon: “La strada” di Cormac McCarthy)

Desperation

Prende a martellate il marito non vedente, poi si stende sul letto e da fuoco alla casa. Morti entrambi.

Una conferma, se mai ce ne fosse bisogno, di cosa sia in grado di fare un essere umano disperato. Su Epolis di oggi, parlando della donna i vicini di turno dichiarano, come accade molto spesso: “Sembrava serena”.
O i vicini sono molto indifferenti tra loro, o la disperazione è molto abile nel mascherarsi…

La notizia completa qui.

Dio li fa…

Pensando al palinsesto della TV italiana, mi vengono in mente solo due programmi nel cui titolo sia compreso il nome del conduttore:
il “Maurizio Costanzo Show” e “Amici di Maria De Filippi”.
Non so perché, ma la cosa mi mette un po’ d’inquietudine….

Bamboccioni…

Giampiero ha 30 anni. Vive in un superattico affittato dal papi, e gli mancano 15 esami per finire l’università. Da tre anni. Fortunatamente il papi ha perso il conto sia degli anni che degli esami.

Mario ha 30 anni. A 24 ha preso una laurea umanistica, e ha brutalmente scoperto che di fatto non serve a un cazzo. Guadagna 700 euro al mese, e non può usufruire delle case di lusso ad equo canone in Galleria Vittorio Emanuele. Ergo, vive con papà, mamma e due fratelli.

Chi è il bamboccione?

Ama il prossimo tuo?

Su La Repubblica di ieri, il cardinale Julian Herranz, capo della Commissione disciplinare del Vaticano, afferma che la Santa Sede vuole risolvere rapidamente il caso di Tommaso Stenico, già sospeso dal servizio dopo il filmato mandato in onda da La 7 in cui il monsignore, ignaro di una telecamera nascosta, adescava un ragazzo.
Non sorprende che il Vaticano, coerente con le proprie convinzioni, rimuova dall’incarico un prete che abbia commesso peccati di tipo sessuale (omo o etero in questo caso non fa molta differenza). “La Santa Sede è la prima interessata a fare pulizia al suo interno” dice Herranz.
Quel che non dice è che questo vale solo quando scoppia uno scandalo, quando cioè la sospensione è il modo più rapido per salvaguardare la credibilità del resto della Chiesa.
Nel caso lo scandalo non scoppi dal punto di vista mediatico, il Vaticano ritiene invece più opportuno e conveniente mantere il segreto. Persino di fronte a comportamenti che non sono solo peccati (e lì sono affari di chi ci crede), ma anche reati contro minori (e quindi affari di tutti).
Reati così odiosi da rendere condivisibile anche una caccia all’uomo come questa.
Tommaso Stenico, intanto, si difende così.
Mah…
L’impressione è negli ultimi 2007 anni ci siano giusto un paio di cosine che si sono perse per strada…

Wishlist

Ecco la mia lista dei libri da leggere.
Facendo due conti, ne ho per un paio d’anni…

Agota - Trilogia della città di K.

Baer - Il gioco delle lingue

Ballard - Il condominio

Coupland - Generazione x

Crews - La fiera dei serpenti

Deaver - Il collezionista di ossa

De Sade - Justine

Di Fulvio - La scala di Dioniso

Dostoevskij - Il giocatore

Ellis - Meno di zero

Evangelisti
- Cherudek
- Picatrix, la scala per l’inferno
- Il castello di Eymerich
- Mater Terribilis

Fischer - Sotto il culo di una rana

Goodis - Sparate sul pianista

Hammet - Il falco maltese

Kaufman - Tutti i miei amici sono supereroi

King - Lisey’s story

Lansdale
- Mucho Mojo
- Rumble tumble
- Capitani oltraggiosi

Le Guin - La salvezza di Aka

Limardi - Anche una sola lacrima

Lindsay - Il nostro caro Dexter

Mc Carthy - La strada

Mc Inerney - Come’è finita

Moravia - Gli indifferenti

Montanari - L’esistenza di Dio

Nerozzi - Genia

Nori - Le cose non sono le cose

Nove - Superwoobinda

Petrella - Cane rabbioso

Raymond - E morì con gli occhi aperti

Saramago - L’uomo duplicato

Teran - Dio è un proiettile

Tondelli - Rimini

Toole - La Bibbia al neon

Vinci - Brother and sister

Vonnegut
- Il grande tiratore
- Piano meccanico
- Galapagos
- Hocus pocus
- Dio la benedica, Mr Rosewater

Woodworth - I tuoi occhi viola

“Rabbia” di Chuck Palahniuk

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Finito due giorni fa, fatto decantare un po’ per schiarirmi le idee, dunque:

Da Soffocare in poi, ogni libro di Palahniuk deve fare i conti con l’eccellenza di Fight club, Survivor e Invisible monsters, e sono cazzi amari. Soffocare si è salvato, secondo il mio parere di lettore affezionato, perché era all’altezza dei precedenti. Anche per i futuri detrattori, del resto, era un buon libro. Ninna nanna, Diary e Cavie sono stati invece bollati, forse troppo frettolosamente, con un “non scrive più come una volta“. Un giudizio severo - soprattutto per alcuni racconti e per l’indimenticabile cornice da Decamerone splatter di Cavie - ma in parte condiviso anche dai fan più fedeli. Rabbia è forse la risposta di Palahniuk a questa sfiducia, perché è diverso dai romanzi precedenti. Lo è nella forma scelta, ossia la ricostruzione della storia di Rant Casey grazie a una serie di testimonianze, di interviste trascritte. Palahniuk dimostra buona padronanza delle diverse voci, ma questa moltiplicazione dei punti di vista fa un po’ perdere forza alla voce dello scrittore stesso, perché impedisce di ricorrere a ripetizioni e tormentoni ed elimina i dialoghi. A conti fatti, due delle caratteristiche che più contribuivano a rendere particolare la scrittura di Palahniuk.
Rabbia si discosta dal passato anche per la trama, che mescola temi e atmosfere cari allo scrittore di Portland con inedite incursioni nei territori della fantascienza e della fisica quantistica. La sorpresa è che proprio queste incursioni sono forse la cosa più riuscita del libro, e non è un caso che ad esse Palahniuk affidi tutta la parte finale, come di consueto una mitraglia di rivelazioni.
Come dice Brian Cox/Robert McKee a Nicholas Cage/Charlie Kauffman ne Il ladro di orchidee, “se il finale è forte li avrai tutti in pugno”.
Lo sa bene Palanhiuk, che potendo contare sulle enormi possibilità della fantascienza chiude il cerchio con un bel po’ di sorprese e ti lascia lì a pensarci un po’ su.
Se a metà libro pensate che il party crashing sia una versiona sbiadita e priva di ispirazione del fight club, sappiate che arrivati alla fine non sarà del party crashing che rimuginerete.
Mi viene in mente un altro scrittore che scriveva libri di fantascienza conditi di cinismo in cui parlava in filigrana del presente, e anche lui non sbagliava un finale.
Si chiamava Kurt Vonnegut.
La mia impressione è che se Palahniuk continuasse a seguire il filone fantascientifico a cui si è avvicinato con Rabbia potrebbe diventare un Vonnegut molto molto più cattivo.
Intanto io sto già sbavando in attesa del prossimo libro.
Forse perché in definitiva Rabbia è altamente contagioso.

Voto: 3,5 su 5

(coming soon: “La fiera dei serpenti” di Harry Crews)

Sentenze territoriali

Basta leggi ad personam, è il momento delle sentenze ad regionem.
Se tanto mi da tanto, è la fine dell’alcool test in Veneto.

Essi spiano

Dopo l’Acoustic Kitty Project e le bombe chimiche che rendono gay, che attirano sciami di vespe e che causano l’alitosi, dagli USA un’altra trovata da film di spionaggio di serie z: gli insetti spia.

Italia 1 – Uova 0

Ieri sera stavo cucinando due uova con la tv accesa in sottofondo.
Parte la finestra pubblicitaria e con essa la snervante, ripetitiva litania: “Italiaaaa Unoooo…”
Ora, due sono a mio avviso le cose da dire a riguardo.
La prima è che con questo metodo il Signor Italia Uno si è garantito stacchetti gratis per anni.
La seconda è che forse neppure il Signor Italia Uno si immaginava che il fenomeno si sarebbe espanso come un virus (o forse sì, e allora è un genio).
Chi ha mandato un filmatino non si lamenta più quando parte la pubblicità, spera di vedersi in onda. Il quarto d’ora di popolarità che spetta a ciascuno si è trasformato in 5 secondi, ma tanto basta.
È un meccanismo vagamente masturbatorio, simile a quello che ti spinge a controllare le visite al tuo blog ogni mezz’ora.
Cosa che ho fatto, lasciando i fornelli sguarniti per un po’.
Le uova sono venute una merda.
Mentre le mangiavo e mi domandavo a chi dare la colpa, in tv un centinaio di persone hanno risposto in coro.
Indovinate cosa gridavano…

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