Archivia per Novembre 2007

“Nazi paradise” di Angelo Petrella

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Dopo lo sbirro violento e cocainomane di Cane rabbioso, il protagonista di Nazi Paradise è un hacker neonazista che si gonfia di birra. Dalla penna di Petrella escono solo personcine ammodo, non c’è che dire.
Anche in Nazi paradise quel che emerge, vivido, è la scrittura, che si conferma di alto livello. Diversa, seppur immersa in un’atmosfera affine, è l’ambientazione, popolata di skinhead ed hacker e decorata da episodi tanto esilaranti quanto miserabili (due su tutti le sessioni di sesso via chat e il cane addestrato allo scippo). I personaggi hanno volti più scolpiti, più fisici delle comparse senza nome che in Cane rabbioso sfioravano la folle corsa verso il nulla del protagonista. La trama non risulta troppo elaborata, ma comunque godibile. Forse l’intreccio non sembra nell’insieme troppo verosimile, ma è spietato, è violenza sputata in faccia (e probabilmente la scelta dell’ambiente neonazista in questo aiuta).
Nazi paradise mi ha lasciato però un dubbio, e cioè che uno stile così cinetico di scrittura si esprima meglio nella forma del racconto lungo che del romanzo.
E qui voglio fare una precisazione e un mea culpa: un sacco di gente nelle interviste ha chiesto a Petrella perché Cane rabbioso fosse così corto, e anch’io avevo indicato nella brevità il suo principale difetto. Però adesso devo ammettere di essermi reso conto che se Nazi Paradise è una frustata, Cane rabbioso era uno sparo.
E che se entrambi sono più che efficaci, la velocità del secondo lascia un segno più profondo.

Voto 3 su 5

(coming soon: “La bibbia al neon” di John Kennedy Toole)

Ipse dixit: Maurizio Crozza

“Berlusconi fonda il PdP.
Che è il Partito del Popolo,
ma anche Paperon de’ Paperoni.”

da “Crozza Italia” del 18/11

Scisma

Fini: “Berlusconi con me ha chiuso
Berlusconi: “Sono offeso

Ma secondo questi due non era il centro sinistra a essere lacerato da insanabili conflitti interni?

“Cane rabbioso” di Angelo Petrella

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L’esordio dello scrittore napoletano Angelo Petrella è un libriccino smilzo smilzo che riesce nonostante la lunghezza ridotta a colpire come uno schiaffo.
Protagonista uno sbirro drogato, corrotto e violento che ricorda un po’ Il lercio di Irvine Welsh, trasportato dalla Scozia a una Napoli spietata.
Una storia che sfreccia come un proiettile tra cocaina e rhum, tra scene esplicite di sesso e di violenza, con un linguaggio affilato e decisamente crudo (bestemmie comprese, una discreta rarità tra i romanzi italiani).
Un noir che pur mutuando alcune tipiche caratteristiche del genere (una su tutte la mancanza del manicheismo tra buoni e cattivi) ne reinventa alcuni aspetti. Non aspettatevi quindi donne fatali, anzi non aspettatevi donne tout court, perché quelle di Cane rabbioso non sono che un buco, anzi tre, con la carne attorno, carne che il protagonista si diverte un sacco a umiliare e a far sanguinare.
Unico difetto, se proprio se ne vuole trovare uno, la già citata scarsa lunghezza del romanzo, che precipita tutti gli avvenimenti in poche pagine. L’impressione è che la stessa trama, sviluppata con un respiro più ampio, probabilmente guadagnerebbe molto in forza d’urto.
Resta però il fatto che Petrella dimostra di avere qualcosa che non si vende e non si impara: uno stile di scrittura proprio, originale.
E questo non ha prezzo (come la Mastercard, di cui il protagonista di Cane rabbioso farebbe un uso che non ha a che fare coi pagamenti…)

Voto: 4 su 5

Un ultimo applauso va a Meridiano Zero, casa editrice che ultimamente mi sta dando molte soddisfazioni e che, scorrendone i titoli, ne promette molte altre.

(coming soon: “Nazi Paradise” di Angelo Petrella)
…mi sa che ci ho preso un po’ gusto…

“Meno di zero” di Bret Easton Ellis

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Sono tutti belli, biondi, ricchi e abbronzati, i protagonisti di questo romanzo del creatore di American Psycho.
Vivono a L.A., guidano macchine di lusso e scopano con chiunque gli capiti a tiro (senza formalizzarsi sul sesso di chi hanno davanti).
Assumono droghe, alcol e tranquillanti in quantità industriali, si trascinano da una festa all’altra e guardano MTV per ore, persi in un mondo tanto luccicante all’esterno quanto marcio all’interno.
Meno di zero, scritto nel 1985, è il gemello cattivo di Beverly Hills 90210, ed è uno dei libri più nichilisti che mi sia capitato di leggere da molto tempo.
Lascia addosso un senso di vuoto, che si riflette nei dialoghi, nelle giornate sempre uguali, nell’elisione dei rapporti umani che non contano più nulla. Così un cadavere diventa uno spettacolo che fa sorridere, violentare in gruppo una dodicenne è giustificato perché “Se vuoi una cosa devi prenderla”.
Il risultato è che Meno di zero fa più paura di un libro di Stephen King, ma anche che arrivati in fondo nulla è cambiato rispetto all’inizio, e tutto quello che è accaduto nel mezzo è diafano come fumo. Sicuramente una precisa scelta dell’autore, che utilizza la mancanza di un vero e proprio intreccio per dipingere la piattezza morale che fagocita i protagonisti. Ma anche un limite, perché porta il lettore a desiderare che accada qualcosa, qualsiasi cosa, che sia diversa dalle pagine precedenti.
Ed è una speranza puntualmente delusa.

Voto 3 su 5

(coming soon: “Cane rabbioso” di Angelo Petrella)

Rest my arpeggi

Se Philip Dick stesse scrivendo Do androids dream of electric sheep? ai giorni nostri, dovrebbe inserire l’ascolto di Weird fishes/Arpeggi dei Radiohead e di Rest my chemistry degli Interpol tra le domande del test Voigt-Kampf…
Solo un androide potrebbe ascoltarle senza provare emozioni….

Vergogna

A quello che è successo ieri in un Autogrill in provincia di Arezzo, un’omicidio inspiegabile con colpi di pistola da far west esplosi attraverso due corsie dell’autostrada da un agente esperto.

Alle autorità, che riescono in una giornata:
- a ritardare l’informazione sull’episodio, contribuendo a un tam tam tra tifosi che riesce miracolosamente a cementare l’unione tra diverse tifoserie contro tutti i simboli dell’autorità (compresi i temibilissimi steward);
- a non rinviare tutte le partite in programma,dimostrando una miopia che si palesa prontamente con ciò che succede nello stadio di Bergamo;
- a calare le braghe, ritirando le forze dell’ordine dallo stadio stesso e sospendendo quindi la partita, come richiesto dalla furia ultrà.

Agli ultrà, che vampirizzano una tragedia che poco o niente ha a che fare col calcio e la usano come pretesto per la loro mania di sfogarsi. Provate a scopare un po’ di più, eccheccazzo.

A tutti questi:
mi avete rotto il gioco, e non solo quello.

You naughty, naughty boooy!

Su segnalazione del Re Ratto, una chicca dall’Inghilterra.
La madre prenota un attore vestito da gorilla e lo manda alla scuola del figlio per una simpaticissima burla (e già questo è abbastanza balordo).
Per errore l’organizzatore manda invece una spogliarellista vestita da sexy poliziotta…
Fantastico.

La notizia qui.

Tutto è relativo

Nata una bimba a 8 gambe nella regione indiana del Bihar.
In altri Paesi sarebbe un freak (e infatti l’emittente britannica Channel 4 la inserirà in uno speciale sui corpi mostruosi), mentre in India è ritenuta una reincarnazione di Vishnu, la divinità a 4 braccia.
E quindi è considerata un miracolo.

La notizia completa qui.

Serial killers

Qualche sera fa ho visto “Quando Alice ruppe lo specchio” uno degli ultimi film del maestro Lucio Fulci.
A parte qualche tipica incongruenza nello svolgimento della trama, si tratta di una pellicola bella cruda (con particolare accanimento sugli occhi, of course) e con una marcata vena ironica, che non può non far sorridere tra una scena splatter e l’altra.
Non voglio spoilerare troppo, dirò solo che:
-Il protagonista è un serial killer.
-C’è un secondo serial killer che uccide con le stesse modalità del protagonista.
-Qualcuno nascosto in una scatola vede il protagonista sbarazzarsi di un corpo.
-Il protagonista vive nel terrore che la polizia termini un’identikit che potrebbe smascherarlo.

Difficile non notare le analogie con l’ottimo romanzo “La mano sinistra di Dio” di Jeff Lindsay, e con il telefilm “Dexter” tratto da esso.
Se poi si aggiunge che il protagonista del film di Fulci si chiama Lester, l’assonanza dei nomi dei protagonisti fa pensare che sia Lindsay che gli sceneggiatori del telefilm una sbirciatina alla pellicola fulciana l’abbiano data. E se le differenze di trama non consentono di parlare di plagio, sicuramente si tratta di un omaggio al cineasta italiano.

Detto questo, film, libro e telefilm sono vivamente consigliati a tutti.
Buona macellazione!

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Divorzio? Sì grazie!

Va bene che è stata una grande conquista sociale.
Va bene che per molti è una liberazione, oltre che un diritto.
Però dedicare una fiera al divorzio, con tanto di azienda di catering che organizza feste con spogliarelliste e fuochi d’artificio per celebrare il fallimento del matrimonio, mi sembra un po’ eccessivo.
Non così agli austriaci, che l’hanno presa d’assalto.

La notizia qui.

Speed control

Il Ministro Bianchi ha proposto di limitare la velocità delle auto di grossa cilindrata.

Non serviva un genio per proporlo.
Servirà un miracolo per farlo accettare ai produttori di automobili.

La notizia qui.

“La strada” di Cormac McCarthy

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Un mondo alla deriva che non sarà più lo stesso.
Ovunque cenere, morte e desolazione.
Due personaggi che lo percorrono, un uomo e un bambino.
Senza nomi, come se i nomi, in un mondo in decomposizione, non avessero più un senso.
Un rapporto tra padre e figlio soffocato da un’estenuante lotta per la sopravvivenza, eppure tenero, commovente, ultima scintilla di calore umano in un mondo gelido in cui neppure il mare ha conservato il suo colore.
E silenzio, un silenzio assordante, punteggiato solo dalla pioggia che cade incessantemente.
“La strada” non è un romanzo che lascia indifferenti, né una lettura di svago. Ossessivo nella forma, con discorsi diretti non virgolettati e frequenti ellissi del verbo a sottolineare l’immobilità di quel poco che rimane del mondo che conosciamo.
Vicino all’atmosfera apocalittica di “Io sono leggenda” di Matheson o al recente “Cell” di Stephen King, con la differenza che nel romanzo di McCarthy gli uomini non si sono trasformati in vampiri o zombie. Costretti allo sciacallaggio e al cannibalismo come ultime risorse per sopravvivere, sono semplicemente lo specchio di quanto sotto la nostra presunta umanità scorrano istinti animaleschi pronti a prendere il sopravvento.
Io non l’ho fatto, ma consiglio di leggerlo tutto d’un fiato, per meglio apprezzarne lo svolgimento, per percorrere la strada fino in fondo, pur sapendo che difficilmente condurrà a un luogo da cui non ci sia più bisogno di scappare.

Voto: 4,5 su 5

(coming soon: “Meno di zero” di Bret Easton Ellis)