Archivia per 19 Novembre 2007

“Cane rabbioso” di Angelo Petrella

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L’esordio dello scrittore napoletano Angelo Petrella è un libriccino smilzo smilzo che riesce nonostante la lunghezza ridotta a colpire come uno schiaffo.
Protagonista uno sbirro drogato, corrotto e violento che ricorda un po’ Il lercio di Irvine Welsh, trasportato dalla Scozia a una Napoli spietata.
Una storia che sfreccia come un proiettile tra cocaina e rhum, tra scene esplicite di sesso e di violenza, con un linguaggio affilato e decisamente crudo (bestemmie comprese, una discreta rarità tra i romanzi italiani).
Un noir che pur mutuando alcune tipiche caratteristiche del genere (una su tutte la mancanza del manicheismo tra buoni e cattivi) ne reinventa alcuni aspetti. Non aspettatevi quindi donne fatali, anzi non aspettatevi donne tout court, perché quelle di Cane rabbioso non sono che un buco, anzi tre, con la carne attorno, carne che il protagonista si diverte un sacco a umiliare e a far sanguinare.
Unico difetto, se proprio se ne vuole trovare uno, la già citata scarsa lunghezza del romanzo, che precipita tutti gli avvenimenti in poche pagine. L’impressione è che la stessa trama, sviluppata con un respiro più ampio, probabilmente guadagnerebbe molto in forza d’urto.
Resta però il fatto che Petrella dimostra di avere qualcosa che non si vende e non si impara: uno stile di scrittura proprio, originale.
E questo non ha prezzo (come la Mastercard, di cui il protagonista di Cane rabbioso farebbe un uso che non ha a che fare coi pagamenti…)

Voto: 4 su 5

Un ultimo applauso va a Meridiano Zero, casa editrice che ultimamente mi sta dando molte soddisfazioni e che, scorrendone i titoli, ne promette molte altre.

(coming soon: “Nazi Paradise” di Angelo Petrella)
…mi sa che ci ho preso un po’ gusto…

“Meno di zero” di Bret Easton Ellis

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Sono tutti belli, biondi, ricchi e abbronzati, i protagonisti di questo romanzo del creatore di American Psycho.
Vivono a L.A., guidano macchine di lusso e scopano con chiunque gli capiti a tiro (senza formalizzarsi sul sesso di chi hanno davanti).
Assumono droghe, alcol e tranquillanti in quantità industriali, si trascinano da una festa all’altra e guardano MTV per ore, persi in un mondo tanto luccicante all’esterno quanto marcio all’interno.
Meno di zero, scritto nel 1985, è il gemello cattivo di Beverly Hills 90210, ed è uno dei libri più nichilisti che mi sia capitato di leggere da molto tempo.
Lascia addosso un senso di vuoto, che si riflette nei dialoghi, nelle giornate sempre uguali, nell’elisione dei rapporti umani che non contano più nulla. Così un cadavere diventa uno spettacolo che fa sorridere, violentare in gruppo una dodicenne è giustificato perché “Se vuoi una cosa devi prenderla”.
Il risultato è che Meno di zero fa più paura di un libro di Stephen King, ma anche che arrivati in fondo nulla è cambiato rispetto all’inizio, e tutto quello che è accaduto nel mezzo è diafano come fumo. Sicuramente una precisa scelta dell’autore, che utilizza la mancanza di un vero e proprio intreccio per dipingere la piattezza morale che fagocita i protagonisti. Ma anche un limite, perché porta il lettore a desiderare che accada qualcosa, qualsiasi cosa, che sia diversa dalle pagine precedenti.
Ed è una speranza puntualmente delusa.

Voto 3 su 5

(coming soon: “Cane rabbioso” di Angelo Petrella)