“Meno di zero” di Bret Easton Ellis

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Sono tutti belli, biondi, ricchi e abbronzati, i protagonisti di questo romanzo del creatore di American Psycho.
Vivono a L.A., guidano macchine di lusso e scopano con chiunque gli capiti a tiro (senza formalizzarsi sul sesso di chi hanno davanti).
Assumono droghe, alcol e tranquillanti in quantità industriali, si trascinano da una festa all’altra e guardano MTV per ore, persi in un mondo tanto luccicante all’esterno quanto marcio all’interno.
Meno di zero, scritto nel 1985, è il gemello cattivo di Beverly Hills 90210, ed è uno dei libri più nichilisti che mi sia capitato di leggere da molto tempo.
Lascia addosso un senso di vuoto, che si riflette nei dialoghi, nelle giornate sempre uguali, nell’elisione dei rapporti umani che non contano più nulla. Così un cadavere diventa uno spettacolo che fa sorridere, violentare in gruppo una dodicenne è giustificato perché “Se vuoi una cosa devi prenderla”.
Il risultato è che Meno di zero fa più paura di un libro di Stephen King, ma anche che arrivati in fondo nulla è cambiato rispetto all’inizio, e tutto quello che è accaduto nel mezzo è diafano come fumo. Sicuramente una precisa scelta dell’autore, che utilizza la mancanza di un vero e proprio intreccio per dipingere la piattezza morale che fagocita i protagonisti. Ma anche un limite, perché porta il lettore a desiderare che accada qualcosa, qualsiasi cosa, che sia diversa dalle pagine precedenti.
Ed è una speranza puntualmente delusa.

Voto 3 su 5

(coming soon: “Cane rabbioso” di Angelo Petrella)

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