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Difficile accostarsi a La Bibbia la neon, esordio di Toole datato 1953, senza pensare al successivo e travolgente Una banda di idioti (voto 4,5 su 5).
L’ingombrante figura di Ignatius O’Reilly e il carnascialesco carrozzone che gli fa da contorno sono una pietra di paragone decisamente pesante per David, protagonista di cui ne La Bibbia al neon si segue con trasporto la vita dai 3 anni all’adolescenza.
Siamo in una cittadina della provincia americana, così efficacemente riassunta dalla voce narrante di David:
“A scuola ci raccomandavano di pensare con la nostra testa, ma nella nostra città era impossibile. Ciascuno doveva pensare come aveva sempre pensato suo padre, il che voleva dire pensarla come tutti gli altri. ”
Un ambiente bigotto che guarda con sospetto, e condanna senza appello, tutto quello che non risponde alla sua religiosità di facciata. Basta un abbigliamento stravagante o la follia data dalla mancata elaborazione di un lutto per essere additati dal pastore come persone non desiderate dalla comunità.
A farne le spese è un ragazzino, un innocente per definizione.
La povertà, la condizione di orfano, l’abbandono, tutti riportati in prima persona in una riuscita resa della meraviglia, dello stupore proprio dei bambini anche nelle situazioni più tragiche. La dissacrante ironia che fa di Una banda di idioti un capolavoro qui è attenuata, ma similmente presente più nelle situazioni che nella visione del mondo del singolo personaggio. E ad emergere è una malinconia di fondo, un senso di solitudine che troverà la sua consacrazione nella fuga di David, già preannunciata all’inizio del libro e di cui si spiegheranno le ragioni nel drammatico finale.
Toole si suicidò nel 1969, all’età di 32 anni.
Non aveva proposto a nessuno la pubblicazione de La Bibbia al neon, mentre aveva spedito Una banda di idioti, di cui gli editori, cestinandolo, confermarono la teoria secondo cui quando al mondo compare un genio, gli idioti fanno banda contro di lui.
Entrambi i romanzi uscirono postumi dopo il ritrovamento dei manoscritti da parte della madre dell’autore, e nel 1981 Una banda di idioti ha vinto il Pulitzer.
È lecito pensare che se un editore lo avesse capito e pubblicato, forse oggi ci sarebbe uno straordinario, ironico, anziano scrittore in più.
Si direbbe che La Bibbia al neon è un bel libro, Una banda di idioti un classico, e chissà cosa avremmo letto poi dal genio di Toole…
Voto 3,5 su 5
(coming soon: “Cherudek” di Valerio Evangelisti)