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Texas, 1980.
Llewelyn Moss, reduce del Vietnam, durante una battuta di caccia si imbatte nei resti di un sanguinoso scontro tra narcotrafficanti.
Tra i cadaveri, una borsa contenente 2 milioni di dollari, seducente quanto la mela del paradiso terrestre.
Conscio del rischio che corre Moss se ne impadronisce, non riuscendo a resistere alla tentazione di una vita nuova, diversa. Dietro a Moss si scatenano sicari messicani, un uomo senza scrupoli in possesso di un’arma tanto non convenzionale quanto letale, e lo sceriffo Bell, disilluso tutore di un ordine che non c’è più.
Una lunga scia di sangue scandisce la fuga di Moss, con un numero di vittime che lo sceriffo Bell non può far altro che guardar aumentare, attonito.
Proprio lo sceriffo, negli splendidi capitoli in prima persona, è depositario del digusto per quello che l’America è diventata. O che forse è sempre stata: paese fondato sul sangue, mondo brutale in cui le motivazioni che spingono alla violenza rimangono imperscrutabili, se non del tutto assenti. McCarthy lascia molto di non spiegato su ciò che ha preceduto e su ciò che seguirà al finale, sospeso e senza via d’uscita come tutta la vicenda. Si affida a uno stille ellittico, a una prosa chirurgica che, ulteriormente scarnificata, darà origine a quel capolavoro che è La strada.
Nessuna concessione alla psicologia dei protagonisti, se non nei fulminanti dialoghi, vivi pezzi di bravura di uno scrittore che per altro vive ormai quasi da recluso in Texas.
I fratelli Coen hanno deciso di portare Non è un paese per vecchi sul grande schermo, spero solo non siano caduti nella trappola hollywoodiana dell’happy end a tutti i costi. Pensare che tutto si possa aggiustare al termine di una storia di degrado senza speranza come questa significherebbe snaturarla completamente.
Voto: 4 su 5
(coming soon: “Brooklyn senza madre” di Jonathan Lethem)
Libro straordinario, sicuramente nella top ten di quelli da me letti nell’ultimo anno. Ritmo serrato, personaggi azzeccatissimi (soprattutto Chigurhg e lo sceriffo Bell), dialoghi che riescono a renderne lo spessore e a trasferirne su carta la psicologia come nessuna descrizione avrebbe potuto fare. C’è chi ha tacciato McCarthy di conservatorismo per questo libro, accusandolo di una nostalgia per una sorta di idilliaco mondo passato che in realtà di idilliaco e di ordinato aveva ben poco. Io non la vedo così: nelle parole di Bell ho letto semplicemente un profondo disorientamento nei confronti di una violenza senza senso e incontrollabile che si abbatte davant ai suoi occhi cadavere dopo cadavere, cui paragona un tempo in cui tale violenza era in un certo senso più “prevedibile” e “controllabile”. Ma non per questo moralmente giustificabile.
si si, sono a metà e stasera lo finisco, crudo, ma Meridiano di sangue era peggio. La Strada lo leggerò. Lethem è un pazzo, ho letto appena era uscito Amnesia Moon, follia pura, una specia di fantascienza della psicologia, non mi ricordo nulla.
Chigurh uno dei “villain” più inesorabili che ricordi
Call it… Friend-o!
Dopo la visione del film, aggiungo che i fratelli Coen hanno reso in immagini le parole, e hanno fatto un cazzo di capolavoro…
E adesso sotto con l’adattamento de “La strada”.
Stiamo a vedere.