
African inferno
Piersandro Pallavicini
Feltrinelli
Pag. 351, 18 euro
________________
Nel giugno del 2003, Sandro Farina vive in una bella casa con la moglie e la figlia, guida una lussuosa Bentley, e lavora per il Comune di Pavia come organizzatore di eventi. Una sera esce con il suo amico congolese Joyce, conosce delle ragazze, e complici qualche birra di troppo e un futile litigio con la moglie, fa sesso con una di loro.
Inizia così una spirale di eventi che si abbatte come uno tsunami sulla vita di Farina, facendogli perdere praticamente tutto quello che ha. Scoperto il tradimento, la moglie lo sbatte fuori di casa, con malcelata soddisfazione del padre avvocato pronto a dettare condizioni inumane di separazione, e lesto nel riprendersi la favolosa Bentley.
Al lavoro, Farina viene declassato e costretto a occuparsi di un archivio polveroso di cui non importa nulla a nessuno. A quarant’anni è costretto a ripartire da zero, e più precisamente da un appartamento in condivisione con due immigrati camerunesi, a cui ben presto si affeziona profondamente. Attraverso i loro occhi Farina si trova a fare i conti con le strette vedute e i larghi pregiudizi della provincia in cui vive, con una forma di razzismo fatta di allusioni, risatine e odiosi epiteti, esacerbata dalla paura del terrorismo dopo l’attentato alla stazione di Madrid, aggravata da una burocrazia resa ancor più farraginosa dalla Bossi-Fini.
È un ritratto spietato dell’Italia, ex paese dei tarallucci e vino che, indottrinata da cattivi maestri, riesce a trovare una soluzione alla proprie paure solo incolpando il diverso.
Sarebbe facile a questo punto ricadere nel razzismo al contrario, nel clichè dello straniero come vittima senza colpa, in un buonismo indulgente dettato dal senso di colpa. Lo sa bene Pallavicini, lo impara sulla propria pelle anche Farina, scoprendo che non tutti i suoi amici africani, così fraternamente accolti, sono completamente innocenti.
“Italiani di merda!” grida uno di loro, frustrato dalle umiliazioni, reagendo al razzismo col razzismo.
È un discorso profondo, questo, una presa di coscienza di quanto, anche se sorretta da ottime intenzioni, l’integrazione non sia un percorso semplice, una strada in discesa.
African inferno parla di Sandro Farina e di Pavia, ma in sostanza di tutto il nostro mondo, lanciato a folle velocità per raggiungere la globalizzazione delle merci, ma non quella delle diverse culture.
Un buon romanzo, niente da dire; forse un po’ stucchevole in alcune dichiarazioni di amicizia incondizionata ripetute continuamente, ma che dimostra quanto a Pallavicini piaccia raccontare storie, quanto sappia essere spietato nel seminare difficoltà sulla strada percorsa dai suoi personaggi, e misurato nel risolverne alcune.
Alcune, non tutte, perché la perfezione non è di questo mondo.
Per ingoiare i bocconi amari, ai personaggi di Pallavicini non resta che aggrapparsi agli affetti.
A ben vedere, è quello che resta a tutti.
Voto:
![]()
(Coming soon: La peste di Albert Camus)
Tag: African inferno, Letture, Piersandro Pallavicini, recensioni
3 Marzo, 2009 alle 3:22 pm
First blog I read after wakeup from sleep today!
18 Maggio, 2009 alle 9:28 am
African Inferno…..
Bellisssimo libro.Lettura scorrevole.Ho rischiato un’insolazione perchè presa dalla lettura..nemmeno mi ero accorta di essere, da ore. sotto un sole cocente.
Avevo preso , a caso, il libro in biblioteca; ora cercherò gli altri.