“Brevi interviste con uomini schifosi” di David Foster Wallace
dicembre 1st, 2009 § 4 commenti


Brevi interviste con uomini schifosi
David Foster Wallace, 1987
Einaudi, 2007 (Trad. O. Fatica, G. Granato)
288 pagine, 12,50 euro
Una raccolta di racconti altalenante, che come spesso accade contiene materiali non omogenei in quanto a qualità.
Ci sono le brevi interviste del titolo, in cui anonimi intervistati raccontano le proprie vicende sessuali, condite da perversioni di vario tipo. La forma dell’intervista (in cui peraltro le domande non sono indicate) permette a DFW di spingere agli estremi la propria ricerca sul linguaggio parlato, fatto di frasi monche, sottointesi, bruschi cambiamenti di soggetto. Incontriamo così coppie in crisi, uomini pronti ad ogni bassezza pur di sedurre una preda, storie d’amore che si attorcigliano su loro stesse.
Alle interviste si affiancano racconti più o meno brevi, alcuni contenenti vicende che a prima vista potrebbero sembrare autobiografiche, e una strana tipologia di racconto-quiz decisamente originale.
A fare da collante al tutto l’indagine psicologica, l’occhio quasi clinico con cui DFW disseziona la mente dei suoi personaggi, esplicitando le ragioni psichiche che ne dettano le azioni. Non siamo sempre e solo nel campo della malattia mentale grave, per lo meno non di quella che comunemente si bolla come “da manicomio”.
Molti dei personaggi di questa raccolta hanno avuto qualche brutta esperienza che ha lasciato loro qualche cicatrice, non tanto grave da renderli socialmente inaccettabili, ma comunque sufficiente per per renderli squallidi e calcolatori.
Già in quel gioiellino che è La scopa del sistema i personaggi presentavano profili psicologici estremamente complessi, che li rendevano bombe di patologie pronte ad esplodere. Grazie alla lunghezza del romanzo però questa dimensione psicologica veniva mitigata da una fulgida immaginazione, capace di grande abilità nello sviluppo dell’intreccio. Il risultato era una narrazione efficace e coinvolgente, capace di dosare ogni ingrediente con intelligenza.
Costretto dalla brevità del racconto a dover limare qualcosa della sua debordante prosa, qui DFW spesso sacrifica l’azione in favore della penetrazione psicologica, con risultati discontinui. Quando la psicologia viene utilizzata come un mezzo narrativo, il talento di DFW emerge con forza (come nel caso dello splendido e agghiacciante Sul letto di morte, stringendoti la mano… o di Per sempre lassù).
Quando invece lo scrittore americano si perde nelle circomvoluzioni celebrali il racconto perde a tratti di interesse e di vitalità.
È ad esempio il caso de La persona depressa, il più lungo della raccolta, la cui lettura è davvero difficoltosa e ripetitiva, capace di fiaccare anche il lettore più paziente.
Difficile quindi per me valutare la raccolta nel suo insieme, fatta di picchi eccellenti ma anche di qualche caduta. Consigliato a chi conosce già la prosa di DFW, come primo approccio potrebbe non essere dei migliori.
Pro:
- La scrittura a volte eccessiva e trabordante, ma lontana anni luce dalla banalità
- Il racconto Sul letto di morte, tenendoti la mano…
- Il racconto Per sempre lassù
- Alcune “Brevi interviste”, e in particolare quella sulla Dote di Johnny Moncherino, summa di quella morbosità psicologica che tanto sembra(va) affascinare DFW
Contro:
Il racconto La persona depressa, a tratti insostenibile.
Altri libri di David Foster Wallace su MondoBalordo:
Consider the Lobster
La scopa del sistema
Infinite Jest
Una cosa divertente che non farò mai più
La ragazza dai capelli strani
Io personalmente non sono d’accordo su “La persona depressa”. È il racconto che ho preferito, fra tutti. È sfiancante, perché è una sorta di discorso indiretto libero, quindi per forza di cose deve rendere l’idea della pesantezza della persona (che secondo me è donna, non ho capito perché sulla quarta di copertina dell’edizione italiana parlino di “depresso”), del suo dolore che la rende cieca di fronte al dolore degli altri. Quando lo rilessi, a distanza di qualche mese, mi sono resa conto che in realtà il racconto parla dell’autore e del suo rapporto con la scrittura e i suoi lettori: c’è quella spiegazione iperdettagliata del proprio stato d’animo per via della paura di non essere compreso e la paura di essere in qualche modo invadente e menefreghista nei confronti del lettore. Diciamo che ho riletto “la persona depressa” alla luce del Quiz a Sorpresa 9 dell’ottetto (l’altro grande gioiello di brevi interviste), che non hai menzionato. Peccato, avrei voluto sapere la tua in merito.
Proprio in questi giorni ho riletto le pagine dedicate a Kate Gompert su Infinite Jest, che trattano lo stesso argomento, la depressione. Le trovo splendide, e mi sembra che riescano, con uno stile ben diverso, ad essere molto più narrative e d’impatto rispetto a La persona depressa.
Non so, forse in quest’ultimo è proprio la forma ad avermi stancato; credo sarebbe stata funzionale in un racconto più breve, ecco.
Concordo che la persona depressa sia di sesso femminile, almeno da quel che ricordo.
Il Quiz a Sorpresa, dovrei andare a recuperarlo, che ho una maledetta tendenza a rimuovere quel che leggo
Sì, ma la persona depressa alla fine non parla soli di depressione, secondo me. La descrizione della Gompert o il racconto Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta (che hanno inserito nella raccolta Questa è l’acqua) parlano di depressione. La persona depressa di tutto l’universo Fosterwallaciano. E dopo il QAS#9 ha tutto un altro sapore, fidati!
Ai tempi non lo avevo interpretato come tale, ma può benissimo essere che tu abbia ragione, e sarebbe una lettura affascinante.
Rileggerò QAS#9, promesso