“Genia” di Gianfranco Nerozzi

maggio 30th, 2010 § Lascia un commento


Genia
Gianfranco Nerozzi, 2004
Dario Flaccovio Editore
306 pagine, 14 euro

Durante un esperimento scientifico, nella mente di Orlando Franci, serial killer in coma, vengono rilevate misteriose trasmissioni radio provenienti dal passato e riferite a un atterraggio di meteoriti del 1933.
Nel frattempo, proprio alla vigilia di un Convegno Eucaristico a Bologna, vari esponenti del clero cadono vittime di efferati delitti, e si moltiplicano i casi di persone che manifestano problemi di respirazione riconducibili più alla possessione demoniaca che a normali disturbi di salute.
Vista la commistione di cronaca nera e di elementi religiosi, per districare la matassa nessuno sembra essere più adatto di Michele Santonero, diventato comandante dei carabinieri dopo un periodo passato in seminario.
Le sue doti investigative e la sua vicinanza all’ambiente clericale potrebbero infatti essere la chiave per far luce sulle oscure connessioni tra eventi a prima vista slegati, che includono anche una strage di agenti impegnati a indagare su una lobby dedita all’occulto.
Santonero sta però attraversando un periodo tormentato. La sua collega e compagna Angela sta lottando contro un tumore al cervello, e per alleviarne le sofferenze Santonero sta uscendo dal seminato, procurandole sostanze stupefacenti da spacciatori che in circostanze normali dovrebbe arrestare. In bilico tra fede e razionalità, tra il dovere verso la divisa e quello verso l’amata, Santonero si trova invischiato in una vicenda torbida, che sembra ruotare attorno a un vangelo apocrifo e alla genia di Lamenti, demoni portatori di dolore dall’esistenza tutt’altro che mitologica. La loro presenza parrebbe spiegare molti dei misteri in campo, ma l’indagine è tutt’altro che scevra da pericoli.

Romanzo horror a mio avviso piuttosto goffamente inserito in una collana chiamata Gialloteca, questo Genia contiene spunti davvero interessanti. In quarta di copertina lo si descrive come la risposta italiana a X-Files e Millennium, nomi altisonanti, baciati dal grande successo di pubblico e messi lì per attrarre il maggior numero possibile di lettori. Volendo però restare nell’ambito della narrativa, la pietra di paragone più calzante resta sicuramente Il codice da Vinci. Un killer che tiene a freno le proprie pulsioni grazie allo strazio della propria carne, servizi segreti vaticani, frange del clero dedite all’occultismo e all’eterodossia: troppo evidenti i punti di contatto per non fare un confronto tra Nerozzi e Dan Brown. Confronto da cui il nostro Nerozzi esce secondo me vincitore a mani basse, aggiungendo alla cornice religiosa componenti fantascientifiche ed esoteriche, condendo il tutto con una buona dose di sequenze truculente, e affidando l’azione a personaggi, (il protagonista in primis) lontani anni luce dalla fredda bidimensionalità di quelli di Brown*.
Eppure.
Eppure durante la lettura mi è sembrato che qualcosa in Genia scricchioli, ridimensionando in parte ciò che di buono il romanzo contiene. Gli avvenimenti si susseguono in maniera serrata, eppure ho avuto spesso la sensazione che al romanzo manchi qualcosa in termini di ritmo. Il progredire dell’indagine viene gestito a mio parere senza regalare particolari sussulti, e non ricordo momenti in cui una scoperta spalanchi, con un sussulto del lettore, scenari inaspettati.
Per dirla in altro modo, Genia mi è sembrato un po’ monocorde, privo dei picchi che l’idea di base avrebbe potuto offrire.
Altro aspetto che non mi ha convinto fino in fondo è l’altalenante qualità della scrittura, spesso più ispirata nelle pagine intimistiche che in quelle mistiche. E non mancano ripetizioni, qualche similitudine un po’ forzata, alcuni infodump che si sarebbero potuti ridurre.
Credo insomma che sia mancato un buon lavoro di editing sul testo, che avrebbe potuto ripulire il tutto rendendo il romanzo più convincente dal punto di vista della forma, togliendo di mezzo anche frequenti refusi che sembrerebbero confermare una certa latitanza di lavoro redazionale sul testo.
Questo resta però un romanzo che esercita un discreto fascino, e che mi ha lasciato una certa curiosità di leggere come procederà la vicenda in Resurrectum, il capitolo successivo di una serie iniziata già prima di Genia con Cuori perduti.
Se insomma siete appassionati dell’horror di ispirazione religiosa, non escludo che questo romanzo possa piacervi. E se, come probabile, in libreria non ne fosse rimasta neanche una copia, potete sempre ordinarlo via iBs, come ho fatto io. E chissà che non vi capiti di ricevere una copia firmata dall’autore. A me è successo, e mi sto ancora chiedendo come sia possibile.

Pro:
- Il connubio tra le tematiche fantascientifiche e quelle “clerico-thriller”
- Le pagine struggenti dedicate al rapporto tra il protagonista e Angela.
- Il finale, cattivo al punto giusto e perfetto per fare da teaser al successivo Resurrectum.

Contro:
- La coprolalia del personaggio principale. Intendiamoci, non sono certo scandalizzato. Io stesso uso un gergo piuttosto volgare, e spesso lo trovo più che funzionale (oltre che divertente) sia al cinema che nei libri. Qui però mi è sembrato spesso forzato.
- L’uso del corsivo per esprimere i pensieri del protagonista. A volte un po’ stucchevole.

*Qui potete trovare una posata spiegazione di Nerozzi sulla somiglianza di temi e atmosfera tra Genia e Il codice da Vinci, che sgombra il campo dal dubbio che Nerozzi si sia ispirato a Brown. Difficile essere sicuri del contrario, anche se Nerozzi ha il gran merito di non voler sguazzare nel sospetto.

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