“Infinite Jest” di David Foster Wallace
agosto 24th, 2010 § 39 commenti


Infinite Jest
David Foster Wallace, 1996
Einaudi, 2006, Trad. di E. Nesi (con A. Villoresi e G. Giua)
1283 pag., euro 27
In un futuro prossimo, o forse solo in un presente distopico, l’assetto e gli equilibri del continente americano sono stati ridisegnati da una mastodontica operazione politica, detta Riconfigurazione.
Assurda intuizione del presidente americano Gentle, resa possibile anche grazie a un nuovo rivoluzionario sistema energetico messo a punto dal geniale scienziato James Incandenza, la Riconfigurazione ha portato alla creazione dell’Organizzazione delle Nazioni dell’America del Nord, sorta di megastato federale che comprende gli Usa, il Canada e il Messico.
Tra le principali novità amministrative, l’ONAN (nomen omen) ha introdotto una avveniristica gestione dei rifiuti. Gli stati americani confinanti con il Quebec sono divenuti una enorme discarica a cielo aperto, detta Concavità, avvelenata al punto da essere inabitabile, e beffardamente ceduta al Canada.
Per poter sostenere le enormi spese che la Riconfigurazione richiede, il governo dell’ONAN ha poi ideato il tempo sponsorizzato, mettendo in vendita la denominazione dell’anno in corso. Abbiamo quindi l’Anno dei Cerotti Medicati Tucks, l’Anno della Lavastoviglie Silenziosa Maytag, e così via. A chi si aggiudica la sponsorizzazione viene data anche la possibilità di decorare la Statua della Libertà, che da simbolo democratico è così trasformata in involontaria testimonial dei prodotti più disparati.
Gran parte di Infinite Jest si svolge nell’Anno dei Pannoloni per Adulti Depend, e principalmente in due luoghi: la Enfield Tennis Academy (ETA) e la Ennet House, entrambe nei dintorni di Boston.
L’ETA, fondata da James Incandenza prima del suo suicidio, è una fucina di giovani talenti. Retta dalla vedova di Incandenza, Avril, e dal fratello adottivo Charles Tavis, ha per scopo l’allenamento e l’educazione dei giovani tennisti che ambiscono al grande salto tra i pro. A un massacrante programma atletico affianca corsi ispirati al trivio a al quadrivio classici, e cerca di rendere ogni suo ospite impermeabile alla tensione e alle emozioni che derivano dallo sport professionistico. Tra le giovani promesse dell’ETA c’è anche Harold Incandenza, figlio di James e Avril; freddo e con la passione per la marijuana, il ragazzo sta scalando le classifiche grazie al suo stile di gioco preciso e calcolato.
La Ennet House è invece una clinica di disintossicazione per tossicodipendenti e alcolisti; retta da regole ferree, la Ennet è crocevia di un’infinità di storie di miseria e dipendenza.
Durante l’Anno del Pannolone per Adulti Depend oscure trame si addensano sull’ONAN.
La Riconfigurazione è stata maldigerita dal Quebec, che patisce la vicinanza della Concavità inquinata, e che avanza istanze indipendentiste. Varie cellule terroristiche quebechiane si sono organizzate per la protesta, portata avanti tramite azioni dimostrative spettacolari, violente e imprevedibili. La cellula più spietata è quella degli Assassini su Sedia a Rotelle, i cui membri, pur privi dell’uso delle gambe, riescono a tenere sotto scacco l’ONAN.
La situazione internazionale non è delle più rosee, e si complica quando iniziano a circolare le copie di un misterioso film, intitolato Infinite Jest. Si dice che chiunque lo veda ne resti così ipnotizzato da non poter smettere di guardarlo. La visione del film diventa l’unica cosa che conta, e lo spettatore smette anche di mangiare e di dormire, fino alla morte. Un’arma di distruzione di massa non convenzionale che fa gola a tutti: spie, terroristi, agenti segreti, i cui schieramenti sono confusi da doppi e tripli giochi. La ricerca della copia originale di Infinite Jest diventa quindi cruciale per il futuro dell’ONAN, e finisce per travolgere le vite degli ospiti dell’ETA e della Ennet House, con esiti esplosivi.
Mi ci sono voluti dieci giorni pieni, e di lettura testarda, per arrivare in fondo a Infinite Jest, e qualche altro giorno per decidere se avesse un senso recensirlo. O meglio, se ci fosse la possibilità per me di dire qualcosa di interessante a proposito. Come dice Homer Simpson, provare è il primo passo verso il fallimento, ma ci provo comunque perché non parlare di un libro così sarebbe una sconfitta in ogni caso.
Partiamo dalla mole, la prima caratteristica che salta all’occhio: 1179 pagine di romanzo, oltre 100 di note, alcune delle quali trascurabili, altre più che necessarie per la comprensione del testo nell’insieme (e va da sé che per capire la differenza è obbligatorio sciropparsele tutte).
Decine e decine personaggi, ad incarnare tutte le possibili sfumature del disagio fisico e psichico: fobie, manie ossessivo-compulsive, crisi d’astinenza, deformazioni corporali, degrado morale, ansie da prestazione, abusi sessuali, lapsus rivelatori.
Nella pretesa quasi enciclopedica di Infinite Jest, in cui DFW sfoggia un’ottima padronanza di discipline di ogni tipo (matematica, ottica, fisica, chimica, grammatica) la regina incontrastata è lei: la psicologia. Non come pratica terapeutica, ma come bussola capace di orientare gran parte dei pensieri e delle azioni dei personaggi. Capita di imbattersi in uno di essi, ossessionato dall’ora esatta, per poi scoprire, qualche centinaio di pagine dopo, che la cura dell’orologio da taschino del padre era l’unico modo per evitarsi punizioni fisiche parecchio dolorose. Una ragnatela di implicazioni e rimandi che si moltiplica senza sosta, facendovi rimbalzare come una pallina da flipper nei meandri della psiche di ognuno degli innumerevoli e tormentati protagonisti.
Un consiglio per orientarsi durante la lettura: qui potete trovare una curatissima pagina di wiki dedicata a Infinite Jest. L’indice alfabetico riporta tutti i protagonisti, elencandone le apparizioni ordinate per numero di pagina. Se a un certo punto della lettura sbucherà un personaggio che avete già incontrato ma di cui non ricordate bene il ruolo (e vi capiterà, oh se vi capiterà), questa è un’ottima alternativa allo sfogliare istericamente centinaia di pagine. Unica pecca, i numeri di pagina riportati sono quelli dell’edizione inglese; e come è ovvio, per evitare spoiler è bene non leggere l’intero profilo del personaggio, ma limitarsi alle sue prime apparizioni per rinfrescarsi la memoria.
È affascinante notare la varietà dei materiali trattati da Infinite Jest, e quanto Wallace sia maestro nel cambiare stile e registro per ognuna: ci sono pagine capaci di una abbacinante lucidità di analisi del reale, e altre in cui la trovata comica e il dialogo surreale sono gustosi quanto uno sketch dei Monty Python.
Tra le prime, che non sfigurerebbero in un saggio e che contengono barlumi di preveggenza sconvolgenti, ho trovato notevoli le pagine riguardanti le evoluzioni parallele di televisione e pubblicità, guidate dal marketing e dalla sua mefistofelica esaltazione della possibilità di scelta. Sono pagine capaci di prevedere, nel 1996, quello che vediamo accadere oggi grazie alla proliferazione della multimedialità, dei programmi on demand, all’idea del personal computer come possibile successore della vecchia televisione. Altrettanto riuscita è la rappresentazione della smania competitiva tipicamente americana, del talento, del successo e dei meccanismi autodistruttivi che innesca. E ancora, lo svisceramento quasi maniacale della dipendenza, dei suoi riti e di quanto sia impervia la strada per uscirne. Quanto alcuni di questi temi siano autobiografici per DFW è così palese da non meritare un ulteriore approfondimento.
Riguardo invece alla componente più istrionica e immaginifica, con il procedere della lettura la vicenda acquista sempre più una vena paranormale, superando ben presto il confine dell’improbabile per addentrarsi nei territori del fantastico.
Si parte da un’atmosfera caricaturale, in cui una cellula terroristica formata da uomini in sedia a rotelle rischia di mettere in ginocchio una superpotenza mondiale, e in cui un cantante pieno di manie e con un carisma da avanspettacolo decide di dedicarsi alla politica, abbindolando un intero paese e vincendo le elezioni per più mandati (ok, ok, vista l’attualità italiana, forse questo tanto caricaturale non è). Si arriva a un mondo in cui un bambino vittima di mutazioni genetiche che lo hanno dotato di decine di occhi ciechi scala le classifiche del tennis giovanile, in cui l’avvelenamento da rifiuti crea da insetti grandi come Volkswagen e neonati alti come grattacieli, in cui capita di assistere ad apparizioni dall’aldilà o di impazzire dopo la visione di un film.
A fare da collante, un ingrediente senza cui Infinite Jest sarebbe un caos deforme: il talento.
E dietro all’autocompiacimento, alla prosa ipertrofica, al gusto per il termine ricercato, per il dettaglio trascurabile, di talento DFW ne possedeva un giacimento intero. Forse lo stesso da cui attingeva anche la depressione che lo ha fatto incravattare a una trave, con i piedi a penzoloni.
In generale credo sia difficile, forse impossibile, riuscire a mantenere viva l’attenzione del lettore per quasi 1300 pagine; sarebbe come parlare per dodici ore filate e pretendere un pubblico che non si distrae mai.
In Infinite Jest ci sono quindi alcuni passaggi farraginosi e cerebrali, marchi di fabbrica che i lettori di Wallace conoscono bene. Ma è proprio in questi che si sprigiona, ed è paradossale, tutto il fascino del romanzo, perché sono i momenti in cui ci si rende conto di quanto questo sia intossicante. Non si riesce a staccarsene, neanche quando non sta dando il piacere dei momenti migliori, nello stesso modo in cui gli ospiti della Ennett House non possono fare a meno degli stupefacenti.
Il punto è che Infinite Jest (il romanzo) assomiglia parecchio a Infinite Jest (il film di cui si parla nel romanzo). Io l’ho finito alle tre di notte, e fino alle sei non c’è stato verso di prendere sonno o di pensare ad altro. E per giorni e giorni i personaggi erano ancora lì a girarmi in testa, segnale indiscutibile che la storia mi ha segnato.
Vi potrà capitare di gettare Infinite Jest lontano, frustrati da passaggi che neanche alla terza lettura sono del tutto chiari; la spiegazione del calcolo dei punteggi di Escaton, il complesso gioco che va per la maggiore tra i membri dell’ETA, è uno dei momenti in cui la lettura mi è risultata davvero difficoltosa. Ma dopo aver fissato quel mattone squadernato da qualche parte sul pavimento credo lo raccoglierete, riposizionerete i due segnalibri, uno per il romanzo e l’altro per le note, e vi farete risucchiare di nuovo.
In molte delle recensioni che si possono trovare su Amazon e aNobii, i lettori descrivono Infinite Jest come un romanzo confusionario, e il cui finale non spiega nulla. Ora, giunti al termine, consiglio di rileggere il primo capitolo, che è ambientato dopo la parte finale del libro, prestando un’attenzione maniacale a ogni singola frase. Molti elementi che a una prima lettura non sembravano significativi, letti dopo tutto lo sviluppo della storia sono decisivi per chiarire molti dei dubbi che il finale, in apparenza tronco, lascia aperti.
Per chi ancora avesse dubbi, il web è poi pieno di discussioni e di teorie su Infinite Jest. Una delle più coerenti, a mio avviso condivisibile e convincente quasi su ogni punto si trova qui (attenzione a non leggerla prima di aver terminato il romanzo, trabocca di spoiler).
Se avete tempo e attenzione da dedicargli, penso che Infinite Jest saprà ricompensarvi.
È un’opera costantemente in bilico tra il tragico e il comico, così ambiziosa da potersi considerare unica. Arrivati all’agognata ultima pagina del libro, che lo abbiate amato, odiato, o anche solo sopportato, è molto probabile vi rendiate conto che non vi capiterà mai di leggere qualcosa di simile.
Non ho detto qualcosa di migliore, perché quello dipende dai vostri gusti e dalle vostre inclinazioni.
Solo, niente di simile.
Questo è uno scherzo infinito che va preso sul serio.
Pro:
- La partita di Escaton e la sua degenerazione.
- Mario Incandenza, uno dei personaggi più teneri che io abbia mai incontrato tra le pagine di un romanzo.
- Alcuni deliri indotti dalle sostanze e dall’astinenza sono capolavori, in quanto a stile di scrittura.
- Le architetture dei luoghi, e in particolare la rete di cunicoli che scorre sotto all’ETA; un mondo sotterraneo simile a quello descritto anche in La scopa del sistema.
Contro:
- Un paio di dialoghi e alcune note, soprattutto quelle medico/scientifiche, risultano soporiferi.
- Le note delle note (sì, capita anche questo!) sono in corpo illeggibile.
Le citazioni:
“Il talento coincide con l’aspettativa che suscita, o sei alla sua altezza o quello ti sventola un fazzoletto e ti abbandona per sempre. Usalo o perdilo.”
“Le graduatorie servono a farvi capire a che punto siete, non chi siete. Memorizzate il vostro piazzamento mensile, poi dimenticatelo.”
“Sia i baci del destino sia i suoi manrovesci illustrano la fondamentale impotenza personale di ogni individuo sugli eventi veramente significativi della sua vita: cioè, quasi nessuna delle cose importanti ti accade perché l’hai progettata così. Il destino non ti avverte; il destino sbuca sempre da un vicolo e, avvolto nell’impermeabile, ti chiama con un Pss che di solito non riesci neppure a sentire perché stai correndo da o verso qualcosa di importante che hai cercato di pianificare.”
Update:
Aggiungo una recensione che mi è piaciuta parecchio; è sul blog di Ismaele, e la trovate qui.
Update 2:
Nelll’archivio personale di DFW sono stati trovate, tra le altre cose, alcuni frammenti di Infinite Jest non inseriti nella versione pubblicata. Potete trovarli qui.
PS:
Allston rules…
Altri libri di DFW su MondoBalordo:
La scopa del sistema
Una cosa divertente che non farò mai più
Brevi interviste con uomini schifosi
Consider the Lobster
La ragazza dai capelli strani
adesso si che mi hai inscimmiato a dovere. Credi che per cominciare ad affrontare Wallace sia necessario prima leggere la “Scopa del Sistema”?
Necessario no, diciamo che potrebbe essere una buona palestra prima di affrontare questo volume pachidermico. Se però ne devi scegliere uno solo, allora fiondati su IJ.
Finisco The Dome e mi ci butto, oggi vado allo spaccio, prendo entrambi. Il mio comodino ringrazierà.
Dopo questa recensione non ho potuto fare a meno di prenderlo assieme a “senza veli”,non vedo l’ora di entrare nel mondo di Wallace….
Non mi resta che augurarvi buon viaggio…
Sto per acquistare il biglietto per un viaggio che credo mi terrà occupato per un po’: Red Riding Quartet è il suo nome.
Ma prima o poi verrà anche il momento di Foster Wallace, anche se, lo ammetto, mi intimorisce assai.
La Red Riding stuzzica parecchio anche me, ti userò come Re Cavia.
Però anche la Tokyo Trilogy non sarebbe male, in attesa che esca la terza parte potrei leggere i primi due.
Al solito: datemi una seconda vita, che ho la wishlist compulsiva.
la mia wishlist è diventata Utopia di Tommaso Moro
Complimenti, leggere un libro del genere e da gente con i c…
Io ho letto “La scopa del sistema” e l’ho trovato un libro stratosferico e illuminante… anche se non in toto. Presto mi farò i c… anche per leggere IJ
ciao
Credo che averlo letto durante una vacanza e mi abbia aiutato, e non poco.
Ma davvero, merita una lettura. Se gli si concede un po’ di dedizione la ripaga.
Dimenticavo, il lato negativo di averlo affrontato per buona parte in spiaggia: mentre leggevo me lo tenevo appoggiato sulla pancia.
Mi ha lasciato una sindone non abbronzata da 1300 pagine che arriva fin sopra l’ombelico.
Sempre meglio delle Mani Bianche da biker!
Ha ha, sembri un mimo in guanti bianchi!
Sto finendo or ora IJ, dopo le prime 500 pagine incominci a capire qualcosa, seguirò il tuo consiglio di rileggere l’inizio dopo averlo finito
Vedrai che parte dei dubbi si risolvono con il primo capitolo.
Per il resto, largo alle speculazioni!
Iniziato. Spaventato.
E’ normale, ci si mette un po’ a prendere il ritmo.
superate le 100 pagine. Mi diverto molto
Ottimo. Avremo parecchie cose su cui confabulare, quando avrai finito. Non puoi neanche immaginare quante.
PS: Allston rules.
Se una recensione (positiva) fa venire voglia di prendere in mano il libro di cui parla, significa che è riuscita in pieno nel suo intento. E in effetti adesso mi prudono le mani e avrei voglia di andare a recuperare il mattone sullo scaffale…
Ciononostante penso che mi darò un freno e aspetterò anch’io un periodo di ferie in cui potermici dedicare almeno con un po’ più di continuità.
Quel che è certo che DFW era davvero un talento fuori del comune e per questo fa ancora più male pensare che se ne sia andato così presto e in quel modo. Ma forse ciò che lo ha spinto a quel gesto era lo stesso fantasma che lo rendeva grande.
Aspetta di avere un po’ di tempo, credo sia la cosa migliore per gustarselo…
Per quel che mi riguarda, se lo avessi letto 30 pagine alla volta probabilmente non mi avrebbe fatto lo stesso effetto.
Diciamocelo, si diventa dipendenti quanto e forse più di molti dei perduti del romanzo. Io l’ho letto in sette giorni, dieci ore al giorno, complice un infortunio. Con moglie e figlio che, giustamente, mi classificarono some sottospecie dell’ameba.
Capolavoro di salti di stili, di contenuti, di caricature, di preveggenza, di manrovesci a pensieri e riflessioni. Un talento smisurato, e i personaggi, tutti, che parlano come se fossero fuoriclasse della sintassi e della psicologia.
Non si può non essere ammutoliti da questo romanzo, e soltanto Mc Carthy mi ha lasciato, ultimamente, così ammirato e spiazzato.
Ciao Fabio, e benvenuto.
In effetti non è facile staccarsene, una volta preso il ritmo.
E neppure sfuggire agli sguardi preoccupati di chi ti sta attorno, e ti vede sempre più immerso in “quel mattone”…
Scrivo solo per farti i + sinceri complimenti per il tuo articolo su IJ: era un compito non facile davvero e penso che tu ne sia uscito alla grande. In più mi trovo molto d’accordo su quanto dici: hai descritto bene il rapporto che si crea con il libro…e quanto sia intossicante la sua lettura!
Consiglio comunque a tutti quelli che vogliono iniziare a conoscere DFW di partire dalla Ragazza dai capelli strani. Ho letto tutto quello che è tradotto (a parte Tutto e di +..) e penso sia la migliore porta di accesso. Ho letto anche quanto dici di Brevi interviste…anche io ho amato i 2 racconti che segnali, quello del compleanno del bambino secondo me è uno dei migliori racconti che si possano leggere in assoluto…
complimenti ancora per il blog!
Ciao Alan, grazie della visita e delle belle parole.
E’ stata la recensione che ci ho messo di più a scrivere, e non solo per la lunghezza, quindi mi fa piacere che ti sia piaciuta.
“La ragazza con i capelli strani” ancora mi manca, in compenso adesso sto leggendo “Consider the Lobster” in inglese. Non è semplicissimo, visto lo stile di DFW, ma mi sta divertendo parecchio.
Ne parlerò a breve, comunque.
Ciao! Dopo aver letto la discussione su http://in-between-words.blogspot.com/2011/03/il-libro-italiano-del-decennio.html sono corsa a leggere il tuo blog. Non potrei essere più d’accordo con te, adoro questo libro (e penso si capisca). Ad ogni modo ho sentito il bisogno di un insegnante di sostegno quando ho letto la spiegazione sull’anulazione.
Non mi vergogno (forse sì, dovrei vergognarmi invece, visto quello che si dice in giro di questo autore) che – pur essendo una grande lettrice – non ho mai affrontato D.F.Wallace.
Questa tua recensione e qualche altro articolo letto in rete mi hanno fatto finalmente decidere di conoscerlo.
Allora, la mia domanda è: con cosa mi consigli di cominciare? Non intendo necessariamente le opere più scorrevoli (anche perché mi sembra di capire che tutto sia meno che una scrittura che “scivola liscia come l’olio”), ma soprattutto quelle più indicative per farmi entrare nel mondo e nella testa di questo autore. Quelle che tu reputi essenziali, insomma.
Facciamo che mi fido del tuo giudizio perché da quello che ho visto leggendo il tuo blog abbiamo gusti abbastanza similari
Grazie
Dunque, ti consiglierei di partire con un libro di narrativa e uno di saggistica/reportage, visto che non a tutti piacciono entrambi gli aspetti della produzione di DFW.
Per la narrativa, direi “La scopa del sistema”, sia perché è il primo romanzo che ha scritto, sia perché tuffarsi subito in “Infinite Jest” non è probabilmente l’approccio migliore, vista la mole elefantiaca.
Per la saggistica invece ti consiglierei “Una cosa divertente che non farò mai più”, un reportage di un viaggio in crociera. Oppure “Considera l’aragosta”, che contiene saggi su vari argomenti (alcuni dei quali sono però innegabilmente pesantucci).
Ok! Ho preso nota. Grazie.
Ho dato anche una sbirciata alla tua recensione de La scopa del sistema” (già il titolo mi sembra fantastico), quindi mi sono incuriosita abbastanza
Sarà sicuramente una delle prossime letture (al momento ho iniziato “Rumore bianco” di Don DeLillo).
Uh, “Rumore bianco”! Quanto ho amato quel libro…
Contiene anche una delle mie citazioni preferite:
-Non è proprio questo il senso del 21° secolo?
-Che cosa?
-La gente si nasconde anche quando nessuno la cerca.
Grandioso.
Pensa, ce l’avevo a casa da un sacco di tempo, ma, per un motivo o per un altro, non mi ero ancora mai decisa a leggerlo.
Poi, giorni fa, cercando notizie su Cronenberg (uno dei miei registi preferiti), ho visto che sta lavorando ad un film tratto da un romanzo di DeLillo: Cosmopolis; e così mi è venuta voglia di conoscere anche questo autore, cominciando ovviamente da quello che avevo già a casa.
(come avrai notato io non posso trattenermi dall’intrecciare sempre libri e film).
Ho iniziato IJ da circa 150 pagine, a parte l’impatto brutale iniziale con lo stile di Wallce e lo shock dovuto a “qualcosa” di veramente nuovo, stò trovando il libro affascinante, crea dipendenza…senti il bisogno di rituffartici dentro già al momento che lo lasci….orgasmico!
Buona lettura a te, e tieni a mente il primo capitolo se vuoi evitare la delusione del finale simil-tronco!
…più vai avanti e più ti immedesimi nelle storie….libro pesante, difficile da leggere, intricato ma lo consiglio a tutti….
Hem..è normale che io abbia iniziato a leggerlo tipo all’inizio dell’anno ma… che lo abbia intervallato con almeno 30 libri?
Rimane sul comodino. Ogni tanto lo ricomincio a leggere ma poi è davvero troppo. Però non riesco ad archiviarlo nella mia libreria.
Forse sono dipendente di Infinite Jest a spot…
Ciao Lucia!
Non so se sia normale, dipende un po’ da come sei abituata a leggere (ossia se sei una lettrice del tipo monogamo, un libro alla volta dall’inizio alla fine, o poligamo, più testi letti nello stesso periodo).
Io sono più del primo tipo, quindi ho preferito leggerlo tutto di fila e nel minor tempo possibile. C’è anche da dire che dimentico in fretta, e se lo avessi letto un po’ alla volta mi sarei perso tutti i rimandi interni…
Bella recensione. Siccome sapevo di questa particolarita’ del primo capitolo come finale, credi che possa non considerarlo uno spoiler rovina lettura?
No, tranquillo.
Anche perché il primo capitolo alla prima lettura non svela nulla di comprensibile rispetto al resto del libro.
l’ho finito stanotte. concordo, difficilmente capiterà di leggere di nuovo qualcosa di simile. bell’articolo.