Archivio Pagina 3

Sweet home, Alabama!

Alabama, getta da un ponte i 4 figli, di età compresa tra i 4 mesi e i 3 anni.
Il motivo del gesto, una ripicca verso la ex moglie, con cui aveva avuto una lite sull’affidamento dei bambini.

Certo che ’sto pianeta brulica di pazzi bastardi…

La notizia qui.

Talassoterapia d’urto

Impossibilitata a svolgere il suo lavoro di GIP per un mal di schiena che le impediva anche di stare seduta, riusciva nel frattempo a partecipare alla Rolex Fastnet race, regata d’altura, documentando anche la propria partecipazione sul suo sito.

La notizia qui.

Domani chiamerò l’ufficio dandomi per febbricitante, per potermi dedicare alla mia traversata, Milano-Pavia a nuoto sul Naviglio.
Le immagini dell’impresa presto disponibili su MondoBalordo.

Bilancio

Oltre 5000 hits in poco più di tre mesi di vita di MondoBalordo.
Non certo numeri da blogstar, ma anche io, nel mio piccolo, mi accontento…
Grazie a tutti!

Socrate 2008

“Minchia, io di storia non so niente.
L’America scoperta nel 1892, solo questo so.”

(sentita ieri sera in un bar)

“Permesso speciale pangalattico: validità 3 giorni” di Kilgore Trout

Era una storia emozionante, tutta imperniata su un uomo che aveva preso parte a una specie di spedizione alla Lewis e Clark dell’era spaziale. Il protagonista era il sergente Raymond Boyle.
La spedizione aveva raggiunto quello che sembrava l’orlo assoluto e finale dell’universo. Oltre l sistema solare in cui si trovavano i membri della spedizione pareva che non ci fosse più nulla, e loro stavano montando degli apparecchi per captare i più deboli segnali che potessero venire dal più impercettibile qualcosa in tutto quel nulla di velluto che si stendeva là fuori.
Il sergente Boyle era un terrestre. Era l’unico terrestre della spedizione. Anzi, era l’unica creatura proveniente dalla Via Lattea. Gli altri membri della spedizione venivano da tutte le parti. La spedizione era uno sforzo congiunto finanziato da circa 200 galassie. Boyle non era un tecnico. Era un insegnante di inglese. Il fatto era che la Terra era l’unico posto, in tutto l’universo conosciuto, dove si usasse il linguaggio. Era una singolare invenzione dei terrestri. Tutti gli altri usavano la telepatia mentale, perciò i terrestri potevano trovare ottimi impieghi come insegnanti di lingue ovunque andassero, o quasi.
La ragione per cui certe creature volevano usare il linguaggio anziché la telepatia mentale era questa: avevano scoperto che col linguaggio si poteva fare assai di più. Il linguaggio le rendeva molto più attive. La telepatia mentale, con tutti che dicevano tutto a tutti in continuazione, produceva una sorta di indifferenzageneralizzata nei riguardi di ogni comunicazione. Invece il linguaggio, con i suoi significati lenti e ristretti, offriva la possibilitàà di pensare a una cosa alla volta, di mettersi a ragionare in termini di progetti. Boyle fu chiamato fuori dall’aula e invitato a presentarsi immediatamente al comandante della spedizione. Non riusciva a immaginare di cosa si trattasse. Entrò nell’ufficio del comandante, salutò militarmente il vecchio. Veramente, il comandantenon aveva affatto l’aria di un vecchio. Veniva dal pianeta Tralfamadore ed era alto più o meno come una lattina di birra terrestre. Veramente, non somigliava neanche a una lattina di birra. Sembrava un piccolo sturalavandini.
Non era solo. Era presente anche il cappellano della spedizione. Il cappellano veniva dal pianeta Glinko-x-3. Era una specie di enorme fisalia, in un serbatoio di acido solforico a rotelle. Il cappellano aveva un’aria grave. Era successa una cosa terribile.
Il cappellano invitò Boyle a farsi coraggio, e poi il comandante gli disse che c’erano bruttissime notizie da casa. Il comandante disse che a casa c’era stato un decesso, che Boyle varebbe avuto un permesso speciale di 3 giorni, che doveva prepararsi a partire immediatamente.
“È… è… la mamma?” disse Boyle, sforzandosi di ricacciare le lacrime.
“È papà? È Nancy?” Nancy era la ragazza della porta accanto.
“È il nonno?”
“Figliolo?…” disse il comandante, “fatti animo. Mi spiace di doverti dire questo: non è chi è morto, è cosa.”
“Cos’è morto?”
“Quella che è morta, ragazzo mio, è la Via Lattea

(citato in “Dio la benedica, Mr Rosewater”)

“Dio la benedica, Mr Rosewater” di Kurt Vonnegut

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Sì, lo so, avevo annunciato che il prossimo libro sarebbe stato Cherudek di Evangelisti.
Solo che poi mi sono reso conto di essere in crisi di astinenza da Vonnegut, e così ho puntato su Dio la benedica, Mr Rosewater.
Mai scelta fu più azzeccata.
Si tratta del primo romanzo in cui compare Eliot Rosewater, ricco rampollo di una facoltosissima famiglia americana e amministratore unico della Fondazione, creata dai Rosewater per evitare il proprio patrimonio venga intaccato dalle tasse di successione.
Eliot rispunterà anche in Mattatoio n° 5, in La colazione dei campioni e in Hocus Pocus, ma è qui che ne abbiamo il ritratto più completo.
Filantropo, alcolizzato, ossessionato dai vigili del fuoco e con qualche rotella fuori posto in seguito a traumi di guerra, Eliot Rosewater è un esempio della carità portata all’estremo. Dà aiuto a chiunque lo chieda, esponendosi alle critiche del padre senatore e ad accuse di insanità mentale che rischiano di costargli molto care nelle aule dei tribunali.
Lo fa in modo talmente disinteressato da non ricordarsi neanche chi abbia aiutato poche ore prima, e generando così dialoghi paradossali che sono forse la parte più divertente del libro.
Per il resto, Vonnegut si gioca qui tutte le sue carte migliori: filosofia spicciola in risposta a problemi macroscopici, alberi genealogici che si compongono sulla pagina con una maestria e un gusto di raccontare invidiabili, e una simpatia, nel senso più letterale del termine, per l’umanità che a volte spinge quasi alla commozione.
Incredibile, ancora una volta, la capacità di critica dei mali del nostro tempo (nella fattispecie il capitalismo disumanizzante) con una leggerezza tale da rendere il lettore schizofrenico, diviso tra il puro divertimento dei dialoghi, dei personaggi e delle situazioni e la serietà, il messaggio potremmo dire, che la narrazione sottointende.
Tra le chicche, il famosissmo monologo di Eliot sugli scrittori di fantascienza (fulminante già dal commosso incipit: “Vi amo, figli di puttana, siete i soli che leggo, ormai”) e nel finale un cameo di Kilgore Trout, lo scrittore preferito da Eliot.
Proprio a Trout si deve la difesa della ragionevolezza di Eliot, unico secondo lui ad aver risposto all’annosa domanda “Come si fa ad amare la gente che non serve a nulla”.
A mio avviso, assieme a Mattatoio n°5, la vetta più alta raggiunta dal Vonnegut non fantascientifico.

Voto: 4,5 su 5

(coming soon: “Cherudek” di Valerio Evangelisti, stavolta sul serio)

“La prima Corte distrettuale di Grazie” di Kilgore Trout

La prima Corte distrettuale di Grazie era un tribunale dove potevi trascinare le persone se ti sembrava che non ti fossero state abbastanza riconoscenti per quello che avevi fatto per loro. Se il convenuto perdeva la causa, la corte gli dava la possibilità di scegliere tra il ringraziare il querelante in pubblico e l’andare in segragazione cellulare a pane e acqua per un mese. Secondo Trout, l’ottanta per cento dei condannati sceglieva la prigione.

(citato in “Dio la benedica, Mr Rosewater” e in “Un pezzo da galera”)

“Ehi, dico, ma lo senti quest’odore?” di Kilgore Trout

“Questo paese [...] aveva immensi programmi di ricerca finalizzati alla lotta contro gli odori. Erano finanziati da contributi individuali raccolti dalle madri che la domenica marciavano di casa in casa. L’ideale delle ricerche era trovare uno specifico deodorante chimico per ogni odore. Ma poi il protagonista del romanzo, che era anche il dittatore del paese, fece una straordinaria scoperta scientifica, anche se non era uno scienziato, e non ebbero più bisogno di tutti quei progetti. Andava dritto alla radice del problema, lui.”
[...] “Trovò un prodotto chimico che eliminava tutti gli odori?” [...]
“No. Come dicevo, il protagonista era un dittatore, e non fece altro che eliminare i nasi.”

(citato in “Dio la benedica, Mr Rosewater”)

“Venere sulla conchiglia” di Kilgore Trout

Nella quarta di copertina c’era il riassunto di una scena molto spinta contenuta all’interno. Il riassunto era questo:

La regina Margaret del pianeta Shaltoon lasciò cadere il vestito sul pavimento. Sotto non aveva niente. Il suo petto era alto, sodo e scoperto era roseo e fiero. Le sua anche e le sue cosce sembrravano una lira invitante di purissimo alabastro. Così bianco era il loro splendore che dentro avrebbero potuto avere una luce. “I tuoi viaggi sono finiti, Vagabondo dello Spazio” mormorò, con una voce arrochita dalla passione. “Non cercare più, perché hai trovato quello che cercavi. La risposta è tra le mie braccia.”
“Dio sa che è una splendida risposta, regina Margaret” rispose il Vagabondo dello Spazio. Il palmo della mano gli sudava copiosamente. “E io l’accetterò con gratitudine. Ma devo dirti, se volgio essere assolutamente sincero con te, che domani dovrò rimettermi in cammino.”
“Ma hai trovato la tua risposta, hai trovato la tua risposta” gridò lei, stringendosi la testa di quell’uomo tra i seni giovani e profumati.
Lui disse qualcosa che lei non udì. Lei lo scostò da sé e lo tenne a un braccio di distanza. “Cos’hai detto?”.
“Ho detto, regina Margaret, che quella che tu mi dai è una risposta maledettamente buona. Purtroppo si dà il caso che non sia quella che vado cercando sopra ogni cosa.”

(citato in “Dio la benedica, Mr Rosewater”)

“2BRO2B” di Kilgore Trout

Ispirato dall’ottimo “Dio la benedica, Mr Rosewater” di Kurt Vonnegut (di cui a breve scriverò la mia recensione), ho deciso di raccogliere tutta la bibliografia fantascientifica di Kilgore Trout citata nei romanzi di Vonnegut.
Si comincia con “2BRO2B”*:

Un’America dove quasi tutto il lavoro era svolto dalle macchine, e le uniche persone che potevano trovare un impiego avevano tre o quattro dottorati. C’era anche un grave problema di sovrappopolazione .
Tutte le più gravi malattie erano debellate. Così la morte era volontaria, e il governo, per incoraggiare quelli che volevano morire, aveva eretto a ogni incrocio delle strade principali un Salone del Suicidio Etico, col tetto viola, proprio accanto al tetto arancione di uno Howard Johnson.**
Nel salone c’erano hostess molto graziose, e delle comode poltrone, e un sottofondo musicale, e una sceltatra 14 sistemi indolori per morire. I saloni del suicidio erano posti affollatissimi, perché tanta gente si sentiva sciocca e inutile, e perché morire era ritenuta una cosa patriottica e disinteressata. Gli aspiranti suicidi avevano anche diritto a un ultimo pasto gratis nell’attiguo ristorante.
E così via.

*La pronuncia americana di 2BRO2B è molto simile a quella di To be or not to be?, Essere o non essere?
** Catena di ristoranti economici

(citato in “Dio la benedica, Mr Rosewater”)

Sadness

Post triste, per una pessima notizia:
è morto Giovanni Zanoni di Verona, mio professore di Ginnasio, semplicemente indimenticabile.
Molti di quelli che leggono non sanno chi fosse, e non lo si può riassumere in un post.
Una sola cosa: una volta, notata sulla copertina del dizionario di latino la frase “E’ bello, doppo il morire, vivere anchora” qualcuno gli chiese cosa significasse.
La risposta fu che chi ha fatto qualcosa di mirabile vive nel ricordo degli altri.
Tu, Giò, vivi nel mio…
Ci vediamo di là…

Puffi si diventa

Usa.
Paul Karason, 57 anni, da 14 ha visto la sua pelle cambiare gradualmente dal colore naturale a un blu grigio tipo Mystique degli X-Men.
Causa della mutazione forse l’assunzione di argento colloidale, utilizzato nella medicina alternativa come antibiotico naturale.
Il video qui.
Mah…

Professori disperati

Se fossi un professore di italiano sarei piuttosto depresso.
Prova tu a spiegare Dante a una classe di adolescenti, e a essere più coinvolgente di Benigni…

Ogni tanto, ogni tanto

C’è questa pubblicità di lenti a contatto monouso.
A un certo punto parte con la tiritera che sono morbide, comode, e che è “quasi come se non ci fossero”.
Quel quasi, ridimensionando in senso più realistico l’ovvia intonazione promozionale dello spot, dimostra che anche in pubblicità, ogni tanto, ogni tanto, qualcuno non caga fuori dal vaso.

Adesso vi invito invece a segnalare nei commenti gli spot più odiosi, stupidi o inutili da cui venite bombardati.
Trattandosi del peggio della comunicazione, i nomi dei prodotti pubblicizzati non saranno esplicitamente menzionati.
Giusto per non dare alcuna visibilità a chi già ha rotto le palle nel momento topico del film, e perdipiù lo ha fatto con qualcosa di detestabile.
A voi…

Globetrattor

Dall’Olanda al Polo a bordo di un trattore.
Partita nel 2005, la donna-trattore arriverà a destinazione nel 2008, dopo un viaggio di circa 35 mila km a una velocità media di 5 km/h…
Robe che “Phileas Fogg mi fa un baffo”.

La notizia qui.
Il sito della donna-trattore qui.

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